SALA MURAT BARI “MOM&KID

COLLETTIVA D’ARTE OTTOBRE 2010

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ACCARDI IN MOSTRA A LONDRA


ANGELO ACCARDI

We were used to live through the images of landescapes,villages,woods and hills the atmosphere of the countryside,of the green,of the nature and of the past,or a part of the Neapolitan or Apulian school;with Accardi we discovered that the cities have a soul,even if the streets are desert and the road sign replaces the man,showing directions and destinations.

His strong colouristic imprint,his contrasts,the strength of his lines,though indistinct or shaded,the series of his avenues and his buildings give to the urban landscape lively vibrations and sensations,that reveal human presence with,in addition,a magic touch of curiosity,mistery,suspense  and unknown,accents of everyone’s life.

Accardi’s atmospheres catch you,you run on the roads between reality and fantasy,present and future,dream and illusion.His skies upset you;his paved roads are a sign of modernity,civilization and destiny:they are the mirror of a shared life,of a collective march towards everyone’s future.

It is the reverse of a seeming loneliness.We don’t remember to have seen such a human and descriptive philosophy in other interpretations of human beehive.People are there,in these buildings that run after one another,maybe busy with their business,in their daily liturgies spending one hour resting and you are suddenly thinking about your city during a grey sunday afternoon,with its empty streets;yet Accardi makes you understand that life passes anyway and even a tunnel reminds something,it has an existencial or poetical meaning,it is a dark way towards new discoveries.A sign,a signal,a trace connect you with the reality,as a clear direction for the legs of the world that waits for you.

So that Accardi become with his hyperrealism an urban planner of the thought and of the ideal,far from any artifice and capable to ennoble even what at first sight may seems arid and expressionless.

His technique is lively and changeable:it explode in brilliant “reds” and whites”;uses “yellows” that sublimate the landscape with an unreal light;”blacks” and “greys” are used for the scenery or the outline,reproduce skillfully reflexes matched with vertical segments that recover specific and effective role;at times the colour assault and transfigure the atmosphere,jumping to the abstract,to a destination both ideal and unreal:virtuosities of a master of the colour and of a terrestrial fantasy.

If ever,it comes natural to think about some painters from the Veneto that have painted the city of San Marco with shades of colours more liquid and soft,like nebolous romantic witchcraft.

We chose Accardi’s cities as first simbol of his palette,but there are more that show in the same way his aesthetic language,picture where the painter possesses the reality,impressing his emotions and creating a message that boost the fantasy and the sensitivity of the public.

Look at the mixed techniques used for the airplanes,we are far from the futurism,intellectual project inspired by the dynamic of the fury and of the becoming:on the contrary we face technological creatures with a poetic of modern time.

In the same way here the arid metallic materia is transfigured,sublimated,softened:it seems like you are already flying to unknown and enchanted words.The rumbling monsters become winged hopes,promise of celestial adventures and blue emotions.

The range of colours is always different and manifold:”reds”,”whites”,”blacks”,”greys”,timid “greens”,shades of “blue” and yellow-rose”.These giants of the air are there,loaded with flights across,with enticing proposals,but their massive impressiveness is dominated by the artist who turn them from emblems of an assorbing civilization of “3000″ into instrument of liric emotions.

As always,Accardi does without the human figure,but his intention is not a desert:the man,master of the earth and of the heaven,is present,smiles and rejoices after Accardi’s paint-brush and pentagram of colours,winks at the observer and flies over the way of the fantasy.

It is Accardi’s imaginary that shows its own language,it is a drawing for his ships,linked to oceans and seas’ charm and to other creations of his unique painting extrimely refined art,protagonist of a universe of fantasy and of courageous cromatic alchemies that make him an artist going an exclusive and enticing path.

Exclusive trader for UK

Guido Migheli

www.migheliarte.it

ALFIO PRESOTTO ad Altamura

MOSTRA ACCARDI TARANTO dal 16 al 31 ottobre 09

CITY OF ANGELS

 

Camminano angeli, muti

Con me; non hanno il respiro le cose;

in pietra mutata ogni voce,

silenzio di cieli sepolti. (Alla notte)

Salvatore Quasimodo

 

Tutte le volte che pensiamo agli angeli pensiamo a creature spirituali, incorporee ma personali, dotate di intelligenza e volontà propria, oppure ad esseri visibili, quelli con il più alto grado di perfezione. La storia delle arti è piena di simbolismi angelici, sono stati scritti libri, girati film, ispirate musiche e soprattutto è stata prodotta una vastissima iconografia nelle arti figurative. Per tutti questi motivi non sembrava cosa facile presentare quella che in un primo momento mi pareva un’ennesima mostra sui nostri custodi per antonomasia. In effetti, così non è!  Questa mostra è molto di più che un ulteriore omaggio a “quegli” angeli, questa mostra ha la pretesa di mostrare gli angeli nascosti nei quali giornalmente ci si imbatte. L’angelo di cui trattiamo in questa mostra è tutto quello che oggi distrattamente non si riesce a cogliere nel quotidiano. La bellezza dei colori che ci vengono dati  da un tramonto, gli occhi di un bambino sgranati sul mondo, l’istantanea di un semaforo rosso immerso nella notte, ma anche le persone che si incontrano, quelle che si vedono e quelle che non si vedono, chi ti passa accanto, i senza volto, gli uomini e le donne seduti sul nostro stesso tram, quelli che camminano nella nostra stessa direzione e le migliaia di persone che sappiamo esserci senza saper nulla di loro. Sono gli angeli delle città, sono coloro che popolano gli spazi che viviamo anche noi. Questa mostra non ha la pretesa di chiudere il cerchio sul nostro visibile quotidiano, ma ha una ambizione chiara, ingrandire sempre più la domanda di significato che la vita ci propone. Per visitare questa mostra non c’è bisogno di grande esperienza artistica, c’è bisogno di saper sognare ad occhi aperti e di saper guardare la realtà una volta finito il sogno. Accardi, i fratelli Vaccari, Sambiasi e Zakamoto, hanno in comune poco a guardarli dal lato tecnico, ma ognuno di loro è custode geloso di un proprio sentimento artistico, che sfocia in una spiccata sensibilità al gusto del bello non solo nell’apparire ma anche nella sostanza dell’essere opera d’arte, come se ogni loro lavoro venisse fuori con un’anima vera, capace di mostrare, ad uno spettatore attento, le città e i luoghi di cui quegli angeli invisibili sono gli eterni guardiani.

Luca Renna

MOSTRA ITINERANTE PRESSO LE GALLERIE PARTNERS:

STUDIO 4

Via Sant’Angelo, 34

Molfetta

info 080.3974663

dal 10 al 31 ottobre 2009

 

FRIDA ARTE

Piazza Massari, 16

Bari

info 348.3307176

dal dal 5 al 28 novembre 2009

 

STUDIO 52

C/so Federico di Svevia, 44

Altamura

info 368.7606751

 dal 4 al 24 dicembre 2009

 

ARTEMA

Via S. Antonio, 5

Barletta

info 328.9031592

dal 7 al 31 dicembre 2009

 

RAPHAEL ART GALLERY

Via C. Di Palma, 31/33

Lecce

info 0832.458960

 dal 8 al 29 gennaio 2010

 

GALLERIA BOTTEGA D’ARTE CAMPOREALE

Via Puglie, 93

Taranto

info 392.5713017

 dal 5 al 27 febbraio 2010

 

SPAZIOSEMPIONE

C/so Sempione, 10

Milano

info 335.8309152

dal 5 al 27 marzo 2010

 

CIRO PALUMBO Personale

 

PERSONALE DELL’ARTISTA CIRO PALUMBO ALLA GALLERIA FRIDA ARTE

Inaugurazione venerdì 25 settembre 2009  ore 19,30

 

 

 

Ciro Palumbo nasce a Zurigo nel 1965, e in Italia, la sua terra, si innamora del mare.
Egli cresce e impara a creare immagini, a costruirle e dirigerle, ma comincia a sentire, profondo, un altro richiamo, canto di sirene, che lentamente lo riconduce a quell’immensa distesa d’acqua. Così lo dipinge, il mare, e diviene il pittore delle isole; e sebbene ancora non sia chiaro verso quale scoglio lo guidi il suo vento, le sue isole respirano sulle tele e le sue navi partono alla ricerca di nuove sfumature, indagando tra forma e colore, e trasportano l’immagine di un uomo, coraggioso, che vive sognando, anche per gli altri.

Un appuntamento interessantissimo, da non perdere. Ciro Palumbo è uno degli artisti più validi sulla scena italiana, guardando le sue opere si può sognare e ricordare la metafisica di De Chirico. Favola, poesia, magia e gioco, in un paesaggio incantato, sono le componenti delle magnifiche opere di questo consolidato maestro.

 

L’esposizione continuerà sino al 17 ottobre 2009

 

 

Galleria Frida Arte                                    

Piazza Massari, 16 - Bari                                      

Tel/fax 080-5210361                                            

Mob. +39 348.3307176                                      

frida.arte@virgilio.it                            

 

ALFONSO E NICOLA VACCARI

Alfonso e Nicola Vaccari ,  pittori gemelli classe 1961, sono nati a Forlì dove vivono e lavorano. Si sono diplomati al liceo artistico di Ravenna e all’Accademia di Belle Arti di Bologna - corso di pittura; hanno esordito nell’85 con una mostra a cura di Achille Bonito Oliva a Bergamo, dal titolo DESIDERETUR, entrando a far parte della generazione successiva alla Transavanguardia italiana.

La loro ricerca artistica negli anni è proseguita verso un ritorno all’ordine, nell’ambito del neorealismo, sino ad approdare nella Nuova Figurazione italiana. Hanno partecipato a numerose mostre collettive e personali a livello nazionale e internazionale, come artisti indipendenti; sono considerati fra i maggiori esponenti della pittura di paesaggio contemporaneo. La loro ricerca pittorica verge su  soggetti di paesaggi notturni urbani e sulla centralità della figura femminile.

Si sono occupati di critica d’arte e giornalismo, di performance teatrali di pittura sinestetica e di cinema, con un cortometraggio rivoluzionario dal titolo “Dietro l’angolo del sogno” -  Tondini Production. Dal 1995 insegnano in un corso di formazione artistica a livello accademico, di disegno e pittura, sostenuto dal centro sportivo Libertas di Forlì. E’ uscito nel sett. del 2008 un loro romanzo edito da Azimut, dal titolo: “Angeli senza ali”.

La loro pittura è un linguaggio artistico che guarda alla realtà quotidiana, al recupero della memoria attraverso scenari urbani, come luoghi vissuti nella contemporaneità.

Ultimamente hanno eseguito opere importanti in luoghi prestigiosi, come la stanza N° 208 dal titolo “Nottetempo”, all’Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro.

Fra i critici e personaggi noti, che hanno maggiormente apprezzato le loro opere sono: Claudio Cerritelli, Claudio Spadoni, Vittorio Sgarbi, Achille Bonito Oliva, Flaminio Gualdoni, Dacia Maraini, Red Ronnye, Francesco Gallo, Marco Dallari, Jean Blanchaert ed altri.

 

 

AKIRA ZAKAMOTO

L’estate ha portato l’incontro tra Guido Migheli e Luca Motolese (in arte Akira Zakamoto), incontro a dire il vero non improvviso ma atteso da tempo.

La sua esperienza di “rebirther” lo porta a ripercorrere tappe di un infanzia dimenticata, che si traduce in una pittura essenzialista, dove gli sguardi in primo piano di infanti fungono da traghettatori del nostro sguardo interiore verso una dimensione cosmica, antica e futura come il viaggio che Stanley Kubrick fa compiere all’astronauta Bowman in 2001 Odissea nelo spazio. Ad una tale odissea, interiorizzata e cosmica al tempo stesso, si riferisce la pittura di Zakamoto, che presenta alcuni punti di contatto con l’estetica giapponese dei manga, fumetti giocati esclusivamente sulle valenze emotive e narrative dell’immagine, che incontra nel colore un importante luogo di assimilazione del concetto, di esasperazione della realtà e di trasfigurazione dello spazio-tempo lineare in immagine fantasiosa.

In un suo dipinto intitolato “il mondo ci osserva”, abbastanza esemplificativo della serie, Zakamoto esalta l’azzurro degli occhi di un bimbo e il suo sguardo rivolto verso le altitudini incommensurabili di uno spazio siderale, dove a volte interi pianeti cadono in frantumi. “Per me hanno il significato di un cambiamento”, dice Zakamoto. Il bimbo possiede uno sguardo indagatore ma anche di stupore metafisico, dettato dal miracolo di un esserci, qui e ora, e di essere posto di fronte alla magnificenza annichilente del creato. Sul suo volto, una macchia della pelle a forma di continente americano, ne trasforma le fattezze reali in una carta geografica dove macrocosmo e microcosmo, l’universo e l’uomo, si rispecchiano l’uno nell’altro. I colori si fissano in questi ritratti come zone piatte di azione statica, come continenti di una mappa “politica” dell’Atlante. Zone di confine patchwork, puzzle di zone-colore che diventano volti, sguardi, domande. Le luci e le profondità sono l’effetto di un accostamento di tinte separate e cucite insieme, ciascuna intenta a produrre un proprio risultato, a sviluppare un frammento di linguaggio pop dove la separazione delle sfumature, l’appiattimento del campo cromatico reso luccicante dall’uso delle lacche rappresenta una dichiarazione estetica. Zakamoto sceglie una pittura pellicolare, zonale, dichiaratamente propensa ad una semplificazione artificiale della pittura affinche questa possa trasmettere sensazioni primarie, essenziali. Una pittura che non vuole distogliere attraverso l’esaltazione del particolare ma comunicare immediatamente, istintivamente, la forza di un sentimento che è quello di un’infanzia perduta e ritrovata da Zakamoto attraverso una pratica, quella del “rebirthing”, che è paragonabile forse ad un sogno controllato, un viaggio interiore nei meandri di ricordi ancestrali, quelli dei primi anni di vita di cui non abbiamo coscienza ma che agiscono dentro di noi come inconsci, come traumi che scavano la personalità e forse anche come sogni, immaginazioni, desideri che determinano scelte di cui non sappiamo, ormai adulti, dare una spiegazione. Come se un fiume carsico scorresse dentro la nostra anima scavandovi sentieri ininterrotti ai quali Zakamoto tenta di dare un volto.

GIANNI MILEO

Vive a lavora a Sapri (Sa).

Artista di genere impressionista, ama ritrarre le vedute paesaggistiche ed i personaggi della sua terra dove le scene da dipingere sono infinite e cariche di luce e colori, tipiche caratteristiche del sud.

L’artista grazie al suo instancabile lavoro, rivolto verso la ricerca di un cromatismo di impressione, è riuscito ad ottenere brillanti riconoscimenti, ritagliandosi un posto onorevole nella contemporaneità dell’arte.

Il suo curricoulum è di tutto rispetto, avendo allestito numerose mostre e psrtecipato a numerosi eventi in Italia e all’estero.

Sue mostre più rilevanti:

Montecatini Terme, Verona, Rovereto, Maratea, Milano e Bari.

La sua partecipazione è costante in diverse fiere d’arte.

Pubblicazioni:

ARTE MONDADORI n 33, n 34 e n 35

ANNUARIO ARTE, ACCA IN ARTE 2003, 2004

PROMOZIONE PER IL SUD ITALIA:  MIGHELIARTE